MONDIALI 1974, LA POLONIA PIU’ BELLA

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La Polonia del 1974 – da eurosport.onet.pl

I Mondiali in Germania del 1974 hanno lasciato in eredità il calcio totale proiettato nel futuro dell’Olanda, ha iscritto nell’albo d’oro la Germania del “kaiser” Franz Beckenbauer, e se vogliamo un tocco tricolore ha segnato l’eclisse dei “messicani” azzurri spazzati via al primo turno. Ma c’è un’altra squadra, sorprendente, che merita la vetrina perpetua, ovvero la Polonia più bella di sempre.

La storia della kermesse planetaria ha visto i biancorossi solo una volta allineati al via, edizione giurassica del 1938 con eliminazione pirotecnica col Brasile di Leonidas, 6-5. Stavolta i polacchi hanno in curriculum l’eliminazione nella fase di qualificazione dei “maestri” inglesi, bocciati a Varsavia 2-0 e incapaci di recuperare a Wembley, 1-1 nella serata che illustra al mondo il talento del portierone Tomaszewski. Gorski è l’allenatore che forgia una squadra che fa dello spirito di gruppo – con particolare propensione al sacrificio – la sua arma vincente, associato ad una buona tecnica collettiva, velocità di corsa e atletismo spinto all’esasperazione.

Dunque, in porta un colosso di 1metro 93centimetri, Tomaszewski appunto, che nel corso della rassegna iridata sarà il primo portiere capace di respingere due tiri dal dischetto, la difesa è compattata attorno a Gorgon e Zmuda, che vedranno per qualche sporadica apparizione a Verona, Kasperczak è il regista arretrato, in avanti la classe sopraffina di un numero dieci come Dio comanda, Deyna, al servizio di un’ala sinistra irrefrenabile come Gadocha, Lato che staziona a destra e segna che è un piacere e il baffuto attaccante di peso Szarmach che ha preso il posto del titolare Lubanski, fratturato poco prima della rassegna tedesca.

La Polonia è inserita nel gruppo quattro, quello dell’Italia favorita ma anche dell’Argentina outsider e della matricola Haiti. Il successo olimpico di due anni prima dei polacchi dovrebbe allertare italiani e sudamericani sulla reale consistenza della formazione di Gorski ma il debutto a Stoccarda il 15 giugno stupisce il pubblico e ammutolisce gli avversari. Il calcio corsa-ritmo-tecnica della Polonia ha il sopravvento sul tic-tac compassato dell’Argentina che dopo otto minuti è già sotto 2-0, tramortita dalle reti di Lato e Szarmach. E’ l’abbrivio di un torneo da incorniciare, la Polonia vince 3-2 per poi seppellire Haiti 7-0 e presentarsi all’ultima sfida del girone con l’Italia già qualificata e a punteggio pieno. Ali azzurri basterebbe il pareggio per proseguire la sua corsa ma Valcareggi non ha fatto i conti con l’entusiasmo e la freschezza degli avversari in maglia bianco-rossa, affatto in vena di regali, che giocano per vincere e lo fanno grazie alla zuccata di Szarmach e al missile dal limite dell’area di Deyna che incenerisce Zoff, 2-1 con l’inutile sigillo di Capello. Tre vittorie su tre, unica a riuscirci, e la Polonia si presenta alla seconda fase non più come squadra emergente ma come pericolosissima pretendente alla finale.

La Svezia cede 1-0, battuta dal gol di Lato e dalla prodezza di Tomaszewski che si oppone a Tapper dal dischetto, il pelatino segna anche alla Jugoslavia così come Deyna, su rigore, per il 2-1 che regala ai polacchi la quinta vittoria consecutiva e la possibilità di giocarsi la partita della vita – ovvero l’accesso alla finale – con i padroni di casa della Germania. Si gioca a Francoforte e il terreno è ai limiti della praticabilità per il violento temporale che si è riversato sul rettangolo di gioco un’ora prima dell’inizio. Le due rivali si affrontano ad armi pari anche se il campo inzuppato penalizza la velocità dei polacchi che hanno comunque buone opportunità neutralizzate dalle mani prodigiose di Sepp Maier che salva la Germania. Ai tedeschi basta un pareggio per accedere alla finalissima in virtù di una migliore differenza reti, sbuffano e soffrono nel primo tempo per crescere poi nella ripresa. Tomaszewki ancora una volta è decisivo nello sventare il rigore di Uli Hoeness ma nulla può al minuto 75 quando Gerd Muller, implacabile, lo infila con un preciso rasoterra.

Il sogno mondiale della Polonia finisce qui, c’è tempo quanto basta per conquistare un prestigioso terzo posto nella finalina con il Brasile, sconfitto 1-0 con fuga e rasoiata vincente di Lato, cannoniere principe del torneo con sette reti. Se a tutto questo aggiungete che Pelè, non proprio uno qualunque, elegge Deyna miglior giocatore del campionato… beh, la Polonia del 1974 è proprio la più bella di sempre.

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