OLIMPIADI DI MONTREAL 1976, LA DOPPIETTA DI JUANTORENA

juantorena
Alberto Juantorena – da theaustralian.com.au

Lo chiamavano “el caballo“, e mai appellativo ha reso meglio l’idea. Alberto Juantorena, cubano, aveva elasticità muscolare e capacità di falcata da farlo sembrare un Varenne, o un Ideal du Gazeau, e alle Olimpiadi di Montreal ha entusiasmato il mondo.

Anno di grazia 1976. Juantorena da un paio di stagioni è l’acclamato campione che non conosce disfatta sul giro di pista, i 400 metri. Ma anche la doppia distanza lo vede ormai permanentemente tra i migliori al mondo se è vero che ha avvicinato il tempo record di Marcello Fiasconaro e il nuovo allenatore, il polacco Zygmunt Zabierzowski transfugo a Cuba che per Alberto è come un secondo padre, lo indirizza all’ambiziosa impresa mai riuscita a nessuno in precedenza. E che poi mai nessuno sarà poi in grado di bissare: vincere l’oro olimpico nelle due prove, 400 e 800 metri appunto.

Juantorena ha in bacheca un successo alle Universiadi e un curriculum olimpico giovanile a Monaco nel 1972, lui classe 1950, dove sfiorò di poco la finale sui 400 metri. Ma in Canada è il momento di esplodere ai massimi livelli e garantirsi l’immortalità sportiva. Le due gare predilette – correrà anche la staffetta 4×400 arrivando settimo – sono in programma tra il 23 e il 29 luglio, un tour de force che solo un atleta dotato di esplosività e parametri fisici fuori dal comune è in grado di digerire. E Juantorena ha numeri eccezionali.

Si comincia con gli 800 metri, dove il boicottaggio dei paesi africani ha tenuto fuori dalla competizione il più forte del lotto, il keniano Michael Boit. Alberto è tra gli outsiders più autorevoli di una gara che veste dei panni del favorito l’americano Wohlhuter, che ha il miglior tempo tra tutti i partecipanti, vola in batteria e vince davanti a Grippo la semifinale. Lo jugoslavo Susanj, un giovane britannico destinato a grandi cose, Steve Ovett, e il belga Van Damme sono gli altri pretendenti ad una medaglia in una finale che vede allinearsi al via anche l’italiano Carlo Grippo, appunto, l’indiano Singh e il tedesco Wulbeck. Il 25 luglio gli otto contendenti si lanciano a spron battuto, Juantorena non è tra i pronosticati e azzarda una corsa perdifiato. Il passaggio ai 400 metri è clamoroso, 50″85, Singh ci prova ma viene risucchiato, sul rettilineo d’arrivo Wohlhuter è in testa ma crolla all’incedere portentoso del cubano che taglia il traguardo a tempo di record mondiale, 1’43″50 a sbriciolare il precedente limite di Fiasconaro, realizzato tre anni prima all’Arena di Milano. Van Damme – che morirà qualche mese dopo in incidente stradale – chiude secondo e Wohlhuter retrocede sul terzo gradino del podio, con Ovett quinto e Grippo ottavo.

Quanto basta per riprender fiato – anche se il cubano ne ha da vendere – che il giorno dopo, 26 luglio, Juantorena è di nuovo in pista per le batterie dei 400 metri. Il giro della morte lo vede favorito d’obbligo, ma in batteria si risparmia giungendo terzo in 47″89 e ai quarti si accontenta del secondo posto alle spalle dell’australiano Mitchell col tempo di 45″92. Tre americani, Newhouse, Parks e Frazier, sono i suoi avversari più temibili, l’inglese Jenkins è un cliente scomodo al pari del campione europeo, il tedesco Honz. Ma il teutonico non va oltre la semifinale, la seconda vinta da Newhouse in 44″89, con Juantorena che si impone nella prima fermando il cronometro a 45″10. Il 29 luglio, giorno della finale, lo Stadio Olimpico di Montreal è teatro di una prestazione tra le più avvincenti della storia dell’atletica leggera, Newhouse è al comando in virtù di una prova consistente ma nei 20 metri conclusivi la meravigliosa falcata di Juantorena lo sorpassa a velocità doppia, per piombare sul traguardo col tempo trionfale di 44″26, primato personale e miglior tempo a livello del mare. Newhouse, proprio lui, e Frazier sono i battuti.

Proprio così, quel giorno sulla pista canadese volò un uomo chiamato cavallo: Alberto Juantorena, eroe di Cuba.

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