MONTECARLO 1984, LA STELLA DI SENNA NASCE SOTTO L’ACQUA

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La Toleman di Senna – da motorinolimits.com

Domenica 3 giugno 1984, Montecarlo. Piove copiosamente sul Principato e il temporale, minaccioso, incombe sui bolidi di Formula 1 e i temerari guidatori che siedono al volante. Il gran premio più prestigioso del circuito internazionale, che si avviluppa tra i grattacieli e gli scafi del porto ed ha l’onore di venir seguito da occhi e teste coronate, è in forse per i capricci di Giove Pluvio, ma si farà perchè gli interessi prevalgono sempre e l’attesa non può andar delusa… a rischio della buccia dei piloti.

Ben venga, lo diciamo a posteriori, perchè gli ignari spettatori quel giorno stanno per veder apparire, a dispetto del cielo offuscato dalla pioggia, una stella luminosa, tra le più abbaglianti che abbiano mai serpeggiato tra gimkane e cordoli. Equivarrà ad una folgorazione.

In griglia c’è un giovane brasiliano di San Paolo, Ayrton Senna, anni 24, che presta il suo talento acerbo ma indiscutibile ad una scuderia non tra le più accreditate, la Toleman che monta motore Hart. Compagno di squadra del sudamericano è Johnny Cecotto, ex campione di motociclismo, e per le prime prove stagionali Senna ha collezionato un paio di ritiri al debutto in Brasile e in Francia, una non qualifica a Imola e due sesti posti in Sudafrica e in Belgio. Insomma, a tratti denuncia potenzialità fuori dal comune ma il bello deve ancora venire.

A Montecarlo, dunque, si corre in condizioni estreme. E chi sa condurre il mezzo meccanico, chi ha destrezza di guida e non solo piede pesante, si vede. Eccome se si vede. Il temporale che fin dalla mattina imperversa non accenna a placarsi e così Prost con la McLaren si avvia dalla pole-position tallonato da Mansell su Lotus e dalle Ferrari di Arnoux e Alboreto. Fin da subito è la saga dell’incidente e del tamponamento, De Cesaris con la Ligier e le due Renault di Tambay e Warwick sono fuori già nel corso del primo giro, proprio Cecotto va in testacoda ed è costretto al ritiro.

Sono da percorrere 77 giri di una gara la cui partenza è stata posticipata di 45 minuti, l’asfalto è fradicio e si slitta che è un piacere. Mansell approfitta di un errore di Prost che tocca un commissario di pista intento a spostare la vettura di Fabi e balza al comando ma ha vita breve, in testa: al sedicesimo giro l’inglese sbatte al Beaurivage e poco dopo abbandona. Prost è di nuovo padrone della corsa ma lo spettacolo è nelle retrovie. Senna, col tredicesimo tempo in qualifica, sta guidando da campione, operando una rincorsa che ha del fantastico.

Il brasiliano monta pneumatici Michelin e sull’acqua va che è una meraviglia, assistito da una Toleman affidabile e all’altezza della situazione. Passa senza problemi Rosberg e Arnoux, non proprio due pivelli, per poi accodarsi a Niki Lauda, l’altra McLaren che a fine anno sarà campione del mondo per la terza volta. Al diciannovesimo giro il brasiliano infila l’austriaco e guadagna le seconda posizione.

Al ventitreesimo giro Lauda va in testacoda e si ritira, la tornata successiva Senna registra il miglior tempo sul giro e riduce il margine di svantaggio da Prost. Il “professore” sente sul collo il fiato del giovane avversario – con il quale negli anni a venire segnerà una rivalità destinata a fare epoca – e al ventinovesimo giro, sul traguardo, segnala di interrompere la corsa. Tre giri dopo Jacky Ickx, il direttore di gara, ferma le monoposto e assegna la vittoria al francese, con Senna in scia a soli due secondi. Terzo è il tedesco Bellof, altro rimontante, con la Tyrrell, che in seguito verrà squalificato.

Prost vince ma intasca metà punti non essendo la corsa giunta almeno al 75% dei giri previsti – la cosa gli costerà il titolo – ,  Senna sale per la prima volta sul podio e comincia a scrivere la sua leggenda.

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