JIMMY ARIAS, RE DI ROMA NELL’ANNO PIU’NERO

arias roma 83
Jimmy Arias – da museodeltennis.blogspot.it

Lungi da me l’intenzione di tediarvi con sgradevoli ricordi, cari amici romani appassionati di tennis. Sia mai, nondimeno non posso tacere e voi non potrete smentirmi che l’edizione 1983 degli Internazionali d’Italia al Foro Italico è la più triste e dimessa che l’era moderna abbia conosciuto.

Mancano ai nastri di partenza i grandi di quegli anni. Connors, McEnroe, Lendl, Wilander, Vilas… figurarsi, hanno ben di meglio da fare che lustrar racchette in terra capitolina. Ecco dunque che il numero uno di un tabellone zoppo che più zoppo non si può è il pallettaro spagnolo per antonomasia, Josè Higueras, per carità giocatore con pedigreè di tutto rispetto ma noioso se ce n’è uno; l’argentino di riserva Josè-Luis Clerc è il secondo favorito del torneo, l’impronunciabile americano Teltscher vanta la finale l’anno precedente persa con Gomez e si guadagna la terza testa serie.

Piatto prelibato, manco a dirlo, e difatti il pubblico diserterà in massa l’evento lungo tutto l’arco della settimana, sommando record negativi in fatto di presenze e incassi. Ma… ma c’è sempre un elemento di contraddizione, anche nella sventura più cupa, e in questo caso ha poco più che diciotto anni di età, batte bandiera americana, picchia il dritto come un fabbro e si propone come il nuovo talento del tennis mondiale.

Jimmy Arias, perchè è di lui che stiamo parlando, è il primo frutto proibito prodotto da quel pragmatico pigmalione inventore del tennis corri-e-tira che risponde al nome di Nick Bollettieri, e sta per scrivere la pagina più illustre di una carriera da predestinato ma di breve durata ai massimi livelli. Nato a Buffalo il 16 agosto 1964, ha già in saccoccia il titolo di Tokyo vinto nel 1982, e la settimana che precede Roma – a cui si presenta da numero 16 del mondo – ha trionfato al Circolo Tennis di Firenze. Un ragazzino ambizioso, l’americano, dirompente nel gioco da fondocampo e che in quanto sesta teste di serie entra in gioco al secondo turno battendo senza problemi il connazionale Mike Leach, 6-4 6-2. Mark  Dickson si fa da parte agli ottavi, 7-6 6-3, mentre il forfait di Clerc ai quarti libera la metà bassa del tabellone da un autorevole pretendente alle finale che spetta invece ad Arias, killer dello svizzero Gunthardt in semifinale, 6-3 7-6.

Josè Higueras, già proprio lui, rispetta lo status di numero uno eliminando nell’ordine un altro giovanissimo che farà parlar di sè ma su altre superfici e in altre sedi, Pat Cash, soldatino Barazzutti che agli ottavi è il miglior italiano ma non va oltre, seppellendo le definitive speranze organizzative di salvare la baracca che cola a picco, Eddie Dibbs gran pedalatore e lo svedese di turno, Stefan Simonsson, demolito in semifinale 6-4 6-0.

Finale dunque, con il veterano che conosce il mestiere e ci mette una buona dose di esperienza e attitudine alla terra, e lo sfidante, spavaldo, che ha pronto il colpo in canna e sente che è giunta l’ora del ricambio generazionale. Detto, fatto, Arias comanda il gioco fin dall’avvio sventagliando col dritto risolutivo che apre gli angoli e costringendo Higueras a far barricate da dietro. Lo spagnolo vorrebbe tessere la consueta ragnatela di colpi d’attesa ma non può perchè l’avversario glielo impedisce con la velocità di palla e buon uso della smorzata, vorrebbe allora metterla sulla resistenza ma non ha corsa perchè l’altro, baldanzoso, è più brillante e rapido di lui. Inevitabile l’epilogo, Arias vince il primo set facile 6-2, perde il secondo al tie-break 7-3 dopo aver recuperato uno svantaggio di 5-2, dilaga nel terzo 6-1, infine chiude al quarto 6-4.

L’anno è quello nero, 1983, ma per l’americano di Roma, Jimmy Arias, equivale all’apoteosi: non durerà, ma questa è storia futura.

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