TORINO 1975/1976: LO SCUDETTO DAI TEMPI DI SUPERGA

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Graziani e Pulici – da it.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

La Torino che sventola vessillo granata ha radicato nel cuore il ricordo degli sventurati campioni che persero la vita nel tragico impatto al colle di Superga. Ma c’è un’altra squadra, che a distanza di ventisette anni dal maledetto 4 maggio 1949 ha onorato quei caduti realizzando un capolavoro calcistico.

E’ il Torino del presidente Orfeo Pianelli, abile imprenditore nonchè dirigente sportivo di larghe vedute, che ha rilevato un club alla deriva nel 1962 portandolo nell’elitè del calcio nazionale con investimenti mirati ed un occhio di riguardo al settore giovanile; è il Torino del nuovo allenatore Gigi Radice, fautore del calcio tutto zona mista e pressing che l’Olanda sta esportando in giro per il mondo; è soprattutto il Torino del popolo della Curva Maratona che aspetta con passione unica e immutato amore gli eredi dei grandi del passato.

La Juventus è campione in carica e per la stagione 1975/1976 che va a cominciare è la pretendente più autorevole allo scudetto. Il Napoli sembra poterle tener testa, le milanesi partono in terza fila e in casa granata non si fa mistero di puntare ad una piazzamento di prestigio. In estate la squadra si è rinforzata con Caporale e Pecci in provenienza dal Bologna, e con l’innesto di Patrizio Sala, inesauribile motorino del centrocampo e cugino del capitano Claudio Sala, acquistato dal Monza.

Il 5 ottobre il campionato si mette in marcia e per il Torino il debutto non è certo tra i più promettenti, con la sconfitta di misura a Bologna, 1-0 in virtù di una segnatura di Bertuzzo. Ma i ragazzi di Radice giocano bene, al Comunale di Torino nessuno riesce a farla franca e i granata, trascinati dalle reti di Paolo Pulici – già vincitore l’anno precedente della classifica cannonieri – e del gemello del gol Francesco – detto “ciccio” – Graziani, rimangono in scia a Juventus e Napoli che guidano la classifica.

All’ottava giornata va in scena il derby cittadino con la Juventus, il Torino gioca per calendario in casa e le due reti proprio di Graziani e Pulici nello spazio di tre minuti condannano i bianconeri alla prima sconfitta. Sette giorni dopo Zaccarelli e Graziani sbancano San Siro sponda rossonera e il Torino avanza con decisione la propria candidatura al titolo.

Castellini, detto “giaguaro“, in porta; Santin, Salvadori, Mozzini e Caporale in difesa; Patrizio Sala che corre per due, capitan Claudio Sala maestro del dribbling e del cross, Pecci il ragioniere e Zaccarelli prepotente incursore compongono il centrocampo; ovviamente Pulici e Graziani di punta. Questa è l’ossatura della squadra, che si completa con valide alternative come Gorin, Garritano, Pallavicini, Lombardo, Bacchin e il portiere Cazzaniga, che avranno poco spazio in un’era in cui di turn-over ancora proprio non si parla. Il tutto sotto la sapiente guida del giovane Radice, che al primo tentativo farà subito centro.

Torniamo al campionato, dove il Torino mette in fila cinque successi consecutivi e chiude il girone di andata in seconda posizione a 23 punti, meno tre rispetto alla Juventus che gira a quota 26 punti e sembra dominare il lotto delle concorrenti. Non sarà così. Si riparte con il successo 3-1 sul Bologna firmato da una tripletta di Pulici ma due sconfitte consecutive in trasferta con Perugia e Inter dilatano il disavanzo granata a cinque lunghezze.

Siamo alla ventiduesima giornata. Il Torino, che tra le mura amiche ha sempre vinto, batte la Roma con un gol di Graziani nel giorno in cui la Juventus cade a Cesena e qualcosa si rompe nell’ingranaggio della squadra campione d’Italia. Passa una settimana e il calendario propone il derby di ritorno, stavolta con il fattore campo dalla parte dei bianconeri. E’ la partita della svolta: il Torino vince 2-1, punteggio che verrà mutato nel 2-0 a tavolino per via di una petardo che ha colpito Castellini impedendogli di disputare il secondo tempo, e si trova così a fine serata ad un solo punto dai nemici storici. Altri sette giorni e il sorpasso è cosa fatta, Garritano e Graziani battono il Milan mentre una rete di Bertini condanna la Juventus alla terza sconfitta in fila.

Le ultime giornate non mutano il volto della classifica. Il Torino vede il traguardo finale sempre più a portata di piede, le ombre dei campionissimi di un tempo che furono sbiadiscono al cospetto dei campioni dell’oggi che arrivano ad apoteosi domenica 16 maggio 1976.

Radice portato in trionfo dai suoi ragazzi 76
Gigi Radice in trionfo – da storiedicalcio.altervista.org

E’ il giorno in cui i granata hanno appuntamento con la storia: il Torino gioca al Comunale contro il Cesena, ha sempre vinto in casa ma nell’occasione più importante si inceppa. Finisce 1-1 con le reti di Pulici – eletto miglior bomber del campionato con 21 centri – e la sfortunata deviazione di Mozzini che inganna Castellini. La Juventus insegue con un punto di distacco ma cade ancora, a Perugia, sotto i colpi del povero Renato Curi ed al fischio di chiusura, in un tripudio di bandiere granata, il tricolore torna a sventolare sul colle di Superga.

Il Torino è di nuovo campione d’Italia e conquista lo scudetto numero sette, quello più bello. Il lutto è finito ed i martiri di Superga, adesso, possono riposare sereni: hanno trovato i loro degni eredi.

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