ROK PETROVIC, SLALOMISTA PRECOCE E SFORTUNATO

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Rok Petrovic – da novice24.net

Mi fa un certo effetto parlare di Rok Petrovic. Sì, perchè una sorte maledetta lo accomuna all’altro grande Petrovic che batteva bandiera jugoslava anni Ottanta, quando ancora di là dell’Adriatico non soffiavano venti di guerra. Se Drazen è stato il fuoriclasse della pallacanestro, Rok ha conosciuto la gloria tra i pali dello slalom. Ed almeno per una stagione è stato il più forte di tutti.

Petrovic nasce a Lubiana, enclave slovena dell’allora Jugoslavia, il 5 febbraio 1966, e ben presto denuncia doti non comuni nel portare a valle un paio di sci. Trionfa più volte al Trofeo Topolino, autentica kermesse mondiale per giovanissime promesse ideata da quel gran maestro di vita e giornalismo che risponde al nome di Rolly Marchi, mettendosi poi al collo un paio di medaglie preziose ai Mondiali juniores del Sestriere nel 1983, oro in slalom e bronzo in gigante.

Petrovic è il talento futuribile più luminoso della squadra balcanica che nella stagione 1984/1985 ha nel veterano Bojan Krizaj il leader indiscusso, ma all’esordio il ragazzo di Lubiana è già in grado di mettersi in luce con un quinto posto tra le porte larghe del gigante di casa a Kranjska Gora dietro a fenomeni del calibro di Zurbriggen, Girardelli e Stenmark – ovvero la crema dello sci mondiale – ed il primo podio in slalom a Park City, a fine stagione, secondo alle spalle di Girardelli.

Petrovic ha baricentro basso ed eccezionale sensibilità nei piedi, disegna traiettorie precise tra i pali snodabili ed esprime una sicurezza che sommata alla naturale potenza degli arti inferiori lo illumina nella stagione successiva come lo slalomista più forte al mondo. Neppure ventenne, il 1 dicembre 1985, debutta nella nuova stagione di Coppa del Mondo dominando il tracciato del Sestriere ed incassando la prima vittoria in carriera. L’annata dello yugoslavo è impeccabile, somma altri quattro successi a Kranjska Gora, pista che ama più di ogni altra, nel classico appuntamento di Wengen, a Lillehammer e infine a Heavenly Valley, conquistando a fine anno la coppa di specialità, primo atleta jugoslavo a riuscire nell’impresa.

Sembra l’abbrivio di una carriera da fuoriclasse assoluto delle nevi, ma non sarà così. La stagione successiva, quella in cui è atteso alla conferma, lo vede invece salire per l’ultima volta su un podio di Coppa del Mondo, lo slalom neanche a dirlo di Kranjska Gora, dopodichè il declino è inatteso ma veloce e senza freni. Petrovic ha altri interessi, tra cui lo studio della psicologia e il desiderio di viaggiare verso terre esotiche, la fama e la ricchezza giunta in coppia con le vittorie forse gli hanno tolto quel quid di furore agonistico necessario per primeggiare… e poi magari anche la relazione con la collega Mateja Svet, altro talento cristallino, lo allontanano definitivamente dal mondo del Circo Bianco a cui dice addio, appena ventitreenne, nel 1989.

L’altra vita, quella lontana dai riflettori del campo di gara e dalle vetrine dello sport, è fatta di una Laurea in educazione fisica conseguita alla Facoltà di Lubiana con una tesi sulle libertà umane nello sport e la passione, coltivata fin da bambino, per le immersioni in mare. E proprio nelle acque della sua Jugoslavia, lui che nel frattempo nel 1991 era diventato sloveno all’alba della sanguinosa dissoluzione della federazione, trova una morte prematura, il 16 settembre 1993, annegando in circostanze mai del tutto chiarite davanti all’isola di Korcula.

Settembre 1993, già, qualche mese dopo l’altro Petrovic, Drazen il signore dei canestri: quando si dice le coincidenze della vita, uniti nella buona e nella cattiva sorte.

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