JOCHEN RINDT, LA MORTE PRIMA DEL TITOLO MONDIALE DI F1

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Jochen Rindt – da pulpaddict.com

L’enciclopedia della Formula 1 cita: “Jochen Rindt è l’unico pilota ad aver vinto un Campionato del Mondo postumo“… ovvero, l’appuntamento con la morte lo ha colto prima di poter celebrare un trionfo annunciato.

E’ balorda la sorte, talvolta. La storia della massima competizione automobilistica, il cui inizio data 1950, è funestata di incidenti e drammatici accadimenti, anche se negli ultimi anni la sicurezza è diventata elemento essenziale ben più di quanto non lo fosse in passato. E’ vero altresì che l’errore in monoposto è il tributo da pagare all’evoluzione della specie – ovvero il mezzo meccanico che progredisce solo e grazie all’aggiustamento dei peccati – e questo tributo troppe volte è sinonimo di vite umane che si spezzano.

Insomma, questa è la sintesi dell’esistenza senza limiti di Jochen Rindt, pilota tedesco di nascita ma austriaco di adozione dopo la morte prematura dei genitori in un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale. Classe 1942, di Magonza, sviluppa fin dall’adolescenza una passione sfrenata per le automobili e la carriera in Formula 2 è tra le più prolifiche di sempre. Nella categoria si trova nel corso degli anni Sessanta a battagliare con altri campioni che come lui faranno la storia della Formula 1: Stewart, Clark, Hill. Ma ciò non gli impedisce di collezionare un trionfo dietro l’altro.

Nel 1964 debutta in Formula 1, con la Brabham, prendendo parte al solo Gran Premio d’Austria che non lo vede qualificato, ma è l’anno successivo che il massimo teatro agonistico ne impara a conoscere ed apprezzare la guida spericolata, aggressiva e maledettamente efficace. Corre per la Cooper, così come nel 1966 e nel 1967, è velocissimo in prova e conquista i primi punti al Nurburgring, il primo podio a Spa e termina terzo nel Mondiale del 1966. Dopo una stagione con due podi e molti ritiri alla Brabham nel 1968, la sua carriera addiviene ad una svolta con l’ingaggio alla Lotus nel 1969. Graham Hill, già campione del mondo nel 1962 e nel 1968, è il suo compagno di scuderia: entrambi sono competitivi ma nella stagione del dominio assoluto di Jackie Stewart con la Matra, Rindt conquista cinque pole-position e a Watkins Glen taglia per la prima volta da vincitore la linea del traguardo.

E’ l’antipasto del piatto, prelibato, dell’anno dopo, 1970, quando Rindt guadagna i gradi di pilota di punta della Lotus e disegna una stagione da leccarsi i baffi. Vince cinque gare, a Montecarlo il 10 maggio, e poi quattro consecutive, Olanda a Zandvoort, Francia a Clermont-Ferrand, Gran Bretagna a Brands Hatch, Germania a Hockenheim. Una dittatura assoluta, che lo pone in testa alla classifica con ampio margine sugli avversari diretti, Jack Brabham e Denny Hulme su tutti.

Ma la parabola sportiva ed esistenziale di Rindt sta per conoscere il suo epilogo, nel tragico week-end di Monza. Sabato 5 settembre, durante le prove di qualifica, la sua Lotus 72 ha probabilmente un problema all’impianto frenante – mai è stata definita la causa dell’incidente -, sbatte contro il guarda-rail alla curva della Parabolica e nell’impatto, tremendo, il piantone dello sterzo sfonda lo sterno del pilota austriaco, con conseguente arresto cardiaco che ne causa la morte, certificata pochi minuti dopo durante il trasporto in ambulanza.

Nei quattro Gran Premi che seguono, Monza compreso, Jacky Ickx con la sua Ferrari avvicina in classifica Rindt ma il sorpasso non avviene e la classifica finale del Campionato del Mondo 1970 celebra, postuma, la vittoria di Rindt. Che da lassù, almeno, avrà potuto trovar consolazione per una morte prematura.

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2 pensieri su “JOCHEN RINDT, LA MORTE PRIMA DEL TITOLO MONDIALE DI F1

  1. Massimo Bacilieri

    Alcune precisazioni necessarie: l’incidente alla Parabolica è quasi accertato che sia stato causato dal cedimento di uno degli alberini dei freni anteriori, che nella “72” erano montati entrobordo. Con la frenata squilibrata all’improvviso, l’auto scartò di colpo a sinistra. Nell’urto, la ruota si infilò nella buca che alcuni spettatori, probabilmente, avevano scavato sotto il guard-rail per invadere la pista al termine della “1000 km” dei prototipi, di qualche giorno prima. La ruota si impuntò, e la tremenda torsione strappò via di netto l’avantreno dell’auto. A sua volta Rindt era legato con cinture di sicurezza a soli 4 punti: le cinture erano relativamente una novità, e ancora non tutti le usavano. Quelle a 6 punti verranno poi. Non avendo la ritenuta inguinale, Rindt scivolò in avanti, e una fibbia della cintura gli recise la carotide, provocandone di fatto la morte immediata per dissanguamento. Il volante non gli sfondò mai niente, perché era nella parte dell’auto che venne strappata via.

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