1983: NOAH, L’ULTIMO FRANCESE SUL TRONO DI PARIGI

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Yannick Noah col trofeo – da allomatch.com

I francesi, a cui non fa certo difetto una buona dose di sciovinismo, ricordano l’edizione 1983 del Roland-Garros come tra le più memorabili dell’era Open. Per carità, niente impedisce di considerarla tale, perchè il trionfo del figlio prediletto, Yannick Noah, di quell’anno rimane cronologicamente l’ultimo per i colori bleu-blanc-rouge.

Il morettone con le treccine, nato a Sedan e con sangue camerunense nelle vene, ha da poco compiuto i 23 anni ed esporta sui campi da tennis di mezzo mondo un’esuberanza atletica mai vista prima. Di più, il suo gioco d’attacco è meravigliosamente efficace ed assolutamente in linea con un’epoca in cui il serve-and-volley è tutt’altro che merce rara – oggi, ahimè, ci sarebbe da leccarsi i baffi -: batte bene, protegge la rete con movenze feline e maschera con l’audacia agonistica lacune evidenti nel gioco da fondocampo. Ma in quel mese di giugno 1983 Noah è baciato dalla grazia e realizzerà un prodigio. Già nel 1980, appena ventenne, si è messo in luce con la finale agli Internazionali d’Italia a Roma – battuto da Vilas -, stavolta fa ancor meglio nel torneo che i francesi, sempre con quel popò di sciovinismo di cui prima, considerano il più bello, il meglio organizzato, il più seguito… insomma, il più tutto.

Il detentore del titolo, Wilander il putto dai boccoli d’oro, è testa di serie numero 5 ma veste i panni del favorito. Lo precedono nel seeding Connors, McEnroe, Lendl e Vilas, un poker che curiosamente lo sviluppo del torneo accomuna nella contemporanea eliminazione ai quarti di finale, Noah è il sesto pretendente ed occupa la parte alta del tabellone, quella di Jimbo e del cecoslovacco che non sorride. Che il francese sia in forma lo si capisce dai primi turni, con gli agevoli successi sullo svedese Jarryd, demolito 6-1 6-0 6-2, il paraguaiano Pecci che fu finalista battuto da Borg nel 1979, battuto 6-4 6-3 6-3, il belga Duprè che fu killer di Panatta a Wimbledon qualche anno prima, eliminato 7-5 7-6 6-2. Ali ottavi tocca all’australiano Alexander farsi da parte, ancora senza concedere set, 6-2 7-6 6-1, per poi abbordare la prima sfida da brividi, il quarto di finale con Lendl. Noah esprime il meglio del suo repertorio, vince il primo set al tie-break, domina il secondo, perde il terzo di un soffio – e sarà l’unico set concesso lungo tutto l’arco del torneo – per offendere poi l’orgoglio smisurato dell’avversario col clamoroso 6-0 del quarto set. La semifinale con il connazionale Roger-Vasselin che lo ha liberato dell’ingombro di Connors è pura formalità, 6-3 6-0 6-0, ed ecco che Yannick è pronto, anzi prontissimo, al match che può valere la Coppa dei Moschettieri.

TENNIS : Roland Garros 1983 - Finale - 05/06/1983
La stretta di mano tra Noah e Wilander – da mag.lesgrandsducs.com

Dall’altra parte del net c’è il pretendente al trono più temibile, Mats Wilander, che ha lasciato per strada qualche set di troppo con Avendano e Bedel, per bocciare poi le ambizioni sulla terra di McEnroe ed infine sbrogliare in semifinale la ragnatela da fondocampo dello spagnolo Higueras, prode pallettaro se ce n’è uno. E’ domenica 5 giugno ed un paese intero, non solo il Centrale del Roland-Garros, spinge Noah verso quel titolo che manca nella bacheca dei nostri amati cugini d’Oltralpe dal 1946 di Marcel Bernard: troppi per lo sciovinismo – ci risiamo! – d’Oltralpe.

Due stili complementari si affrontano, l’attacco e la difesa, il gioco di volo e la solidità da dietro, voleè contro passante, esplosività atletica contro corsa e velocità negli spostamenti. Nel 1976 Adriano Panatta è stato l’ultimo a vincere con queste parametri, a sbertucciare chi dice che sulla terra battuta si vince solo con fatica e resistenza, il tennis di Noah è parimenti formidabile e produce la partita perfetta: con l’ultima racchetta in legno di un vincitore di una prova del Grande Slam, in tre set 6-2 7-5 7-6 è incoronato re di Francia.

Ironia della sorte, da quel giorno la Francia attende che qualcuno raccolga la pesante eredità del moro… se aspettate Monfils, Gasquet e Simon, cari francese, campa cavallo!

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