CLAY REGAZZONI, UN GENTILUOMO IN FORMULA 1

Clay Regazzoni - da auto-classiche.it
Clay Regazzoni – da auto-classiche.it

Probabilmente Clay Regazzoni non è annoverabile tra i fenomeni della Formula 1, ma un posto tra i suoi campioni più rappresentativi e tra i gentiluomini al volante lo merita senza dubbio.

Svizzero di Lugano, dove ebbe i natali il 5 settembre 1939, approda in Formula 1 a trent’anni suonati, dopo stagioni di apprendistato in Formula 3 e dopo aver vinto il campionato europeo di Formula 2. Ingaggiato per espressa volontà di Enzo Ferrari che lo ha notato nelle serie inferiori, affianca Jacky Ickx come seconda guida del “Cavallino” e all’esordio, sull’ostico circuito di Zandvoort in Olanda, è subito quarto. Pilota audace e temerario, Regazzoni sposa un’innata propensione alla messa a punto del mezzo meccanico sviluppata nell’esperienza giovanile di carrozziere ad uno stile di guida che spesso lo vede spingersi agli estremi della ragionevolezza. E queste doti incendieranno da subito l’animo ermetico del Drake, anche se non saranno certo tutte rose e fiori.

L’anno del debutto, il 1970 appunto, vede Clay già capace di inserirsi tra i protagonisti se è vero che a Monza, davanti al pubblico di casa, incassa la prima vittoria e chiude infine in classifica sul terzo gradino del podio un campionato che lo vede impegnato solo in otto gare su tredici. Nonostante le aspettative le due stagioni successive, 1971 e 1972, sono avare di soddisfazioni: la Ferrari non è competitiva, accusa difficoltà evidenti, e nonostante una pole-position a Silverstone e quale miglior risultato un secondo posto al Nurburgring, rimane ai margini della lotta per il titolo che premia Stewart prima, Fittipaldi poi.

Nel 1973 Regazzoni si accasa alla BRMBritish Racing Motors -, automobile mediocre, ma il sodalizio che lo vede accoppiato a Niki Lauda dura il breve volgere di dodici mesi e nel 1974 la Ferrari gli riapre le porte. E’ l’anno dell’affermazione definitiva del pilota svizzero, che caldeggia col Drake l‘ingaggio dello stesso Lauda e seduto su una monoposto in costante evoluzione grazie all’apporto di Luca Cordero di Montezemolo e dell’ingegnere Mauro Forghieri disputa un campionato memorabile. Regazzoni è veloce, aggressivo, determinato a cogliere l’occasione della carriera, vince al Nurburgring, sale altre sei volte sul podio e si presenta all’ultima prova, sul circuito americano di Watkins Glen, in testa alla classifica con 52 punti, a pari merito con il brasiliano Emerson Fittipaldi. Ma la gara, ahimè, è drammatica, funestata dall’orribile morte dell’austriaco Helmut Koinigg sulla Surtees, Fittipaldi è quarto all’arrivo e per Clay, solo undicesimo, il titolo sfuma.

Clay Regazzoni sulla Ferrari nel 1974 - da dissensiediscordanze.it
Clay Regazzoni sulla Ferrari nel 1974 – da dissensiediscordanze.it

L’apice della carriera in Formula 1 di Regazzoni è raggiunto, nei due anni che seguono la casa di Maranello decide di puntare su Lauda e per Clay è tempo di farsi da parte. L’uomo è propenso al glamour e agli ambienti mondani, i salotti bene di mezza Europa lo accolgono tra gli ospiti più graditi e puntuali, così come puntuale è la stilettata del patron Enzo Ferrari, che lo appella “pilota a tempo perso” decretandone di fatto – perchè la voce del Drake suona come una sentenza – la fine dell’idillio con la “Rossa“, nonostante un altro paio di successi di prestigio, ancora a Monza nel 1975 nel tripudio dei tifosi e a Long Beach nel 1976, teatro che se stavolta è benevolo qualche anno dopo si prenderà una maledetta rivincita.

Regazzoni volta pagina e i due capitoli successivi, 1977 Ensign e 1978 Shadow, scuderie di secondo piano, non sono proprio da leccarsi quei baffi che Clay porta mirabilmente, autentico rubacuori gentiluomo: 9 punti globali sono quanto lo svizzero riesce a mettere in cassaforte. Nel 1979 Franck Williams lo chiama alla guida di una vettura giovane ed ambiziosa, la stagione è eccellente con la vittoria a Silvertsone, quinta e ultima della carriera, quattro altre presenze sul podio ed un promettente quinto posto finale nel campionato vinto da Jody Scheckter. Ma a fine anno il divorzio si consuma comunque, a favore di quel Carlos Reutemann che già in Ferrari aveva sostituito Regazzoni, e per l’ormai quarantenne luganese è la vigilia dell’epilogo.

30 marzo 1980. Regazzoni è di nuovo al volante dell’Ensign e a Long Beach, circuito cittadino tra i più pericolosi, la sfortuna si accanisce contro di lui al 51°giro quando la sua vettura accusa un problema ai freni e si schianta contro la Brabham di Zunino, ferma ai bordi di una pista senza vie di fuga. L’impatto con le barriere e il cemento è violentissimo, Regazzoni è vivo ma riporta una lesione alla dodicesima vertebra della spina dorsale che lo condanna, per sempre, alla sedia a rotelle.

Ironia della sorte, macchine e motori continueranno a tenere compagnia al buon Clay anche nella seconda parte di un’esistenza spesa nell’impegno a favore dei diritti dei disabili, in gare di contorno su vetture adattate al suo status di paraplegico, anche un’apprezzata carriera in qualità di commentatore televisivo.

E proprio al volante un vita forse senza misure, spinta all’accesso ma condotta con l’eleganza del gentiluomo quale Regazzoni era, si spezza per sempre il 15 dicembre 2006, sulle strade di quell’Italia che tanto amava e che tanto ha amato questo campione simpatico e generoso.

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