MILAN-AJAX 4-1, LA COPPA DEI CAMPIONI 1969 E’ ROSSONERA

Milan-Ajax finale Coppa dei Campioni 1969 - da pinterest.com
Milan-Ajax finale Coppa dei Campioni 1969 – da pinterest.com

Il 28 maggio 1969 nel sacro tempio del Santiago Bernabeu di Madrid si affrontano in finale dell’allora Coppa dei Campioni due squadre e due modi di intendere il calcio diametralmente opposti.

Da una parte l’esperienza continentale e l’acume tattico sviluppato all’ennesima potenza del Milan del “paron” Nereo Rocco, dall’altro lo smisurato talento futuribile e l’incessante propensione all’offensiva dell’Ajax di Rinus Michels. E quel che ne sortirà sarà un risultato secondo le aspettative nel responso definitivo ma sorprendente nella sua entità numerica.

Il Milan ha guadagnato l’accesso all’ultimo atto oltrepassando l’ostacolo non proprio proibitivo degli svedesi del Malmoe, approfittando della benevolenza del sorteggio che ha evitato la sfida di ottavi di finale, soffrendo con gli scozzesi del Celtic battuti 1-0 a domicilio con un gol di Prati dopo lo 0-0 di San Siro, respingendo in semifinale il tentativo di rimonta del Manchester United, detentore del titolo. Gli olandesi hanno a loro volta disposto agevolmente dei tedeschi del Norimberga e dei turchi del Fenerbache, per poi dar vita ad uno scontro epocale col Benfica, schiantato 3-0 nel match di spareggio dopo aver rimontato a Lisbona il 3-1 sofferto tra le mura amiche, infine eliminando i sorprendenti cecoslovacchi dello Spartak Trnava, giunti inaspettatamente tra le prime quattro d’Europa.

Il Milan campione - da it.wikipedia.org
Il Milan campione – da it.wikipedia.org

La finale, dunque, altro non è che l’antica concezione del calcio che tenta di respingere l’assalto del nuovo che avanza. Nereo Rocco imposta una squadra che confida nella compattezza della retroguardia composta da Cudicini in porta, Anquilletti e il biondo Schnellinger – quello del gol al 92′ che avvierà il 4-3 tra Italia e Germania a Messico 70 – ai lati, Rosato e Malatrasi al centro; Trapattoni è il centrocampista tamponatore, Lodetti è il motorino ineasauribile, Sormani ha inventiva e Hamrin, “uccellino“, si muove dalla fascia destra; in attacco giostra Pierino Prati, il tutto sotto la regia illuminata del calciatore italiano più forte di sempre, Gianni Rivera, non più “abatino” ma già in odore di Pallone d’Oro. Rinus Michels, che qualche anno dopo entrerà a pieno diritto tra i santoni del calcio mondiale, risponde con capitan Gerrit Bals tra i pali; difensori di stazza come Suurbier, Hulshoff e lo jugoslavo Vasovic; il fortissimo svedese Inge Danielsson, che l’anno dopo, nostalgico, tornerà in patria all’Helsingborg, a centrocampo; due velocisti d’attacco come Keizer e Swart; direttore d’orchestra quel fenomeno tra i fenomeni che risponde al nome di Johan Cruijff.

Pronti, via e al minuto sette Pierino Prati, che si ritaglierà una serata da raccontare ai nipotini, sblocca il risultato permettendo al Milan di impostare la partita esattamente come preferisce: difesa impenetrabile, contenimento e veloci ripartenze in contropiede. L’Ajax, che in quanto a saggezza tattica ha tutto da imparare, e imparerà in fretta esportando calcio-meraviglia per buona parte degli anni Settanta, manda all’assalto dieci undicesimi, difensori compresi, e ad ogni accenno di contropiede milanista va in affanno. Gli olandesi fanno estetica allo stato puro, ma non paga, gli italiani usano il cinismo, e i risultati li premiano: al minuto quaranta Prati segna ancora e il 2-0 all’intervallo sa tanto di sentenza definitiva. Nel secondo tempo il copione non cambia, Ajax avanti tutta, Milan in difesa senza patemi e il gioco è fatto. Un rigore di Vasovic illude gli olandesi ma Sormani allunga di nuovo e al minuto settantacinque la tripletta di Prati mette la parola fine ad una serata storica.

Sì, perchè il Milan è meritatamente campione d’Europa per la seconda volta – dopo il 2-1 di Wembley al Benfica di Eusebio nel 1963 – ma il calcio totale, di proprietà Ajax, sta per cambiare il volto del football.

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