MERLENE OTTEY, LA PANTERA DELLA VELOCITA’

Merlene Ottey - da liquida .it
Merlene Ottey – da liquida.it

Bella, vincente e longeva… ma senza l’oro olimpico in una bacheca tra le più fornite, se non la più fornita, dell’intera storia dell’atletica leggera al femminile.

Lei, ovviamente, è Merlene Ottey, pantera della velocità mondiale che con il suo smisurato talento ed un fisico dirompente ha attraversato da protagonista almeno due decenni, debuttando ai massimi livelli a fine anni Settanta, dominando Ottanta e Novanta, ritagliandosi qualche vetrina ancora nella prima decade del Duemila, eclissandosi per raggiunti limiti di età solo nel 2012.

Ma partiamo dal principio, quando la giamaicana – nata a Cold Spring il 10 maggio 1960 -, muove i primi passi agonistici ispirata dalla vittoria di Don Quarrie sui 200 metri alle Olimpiadi di Montreal. Ingaggiata dall’Università americana del Nebraska che ne forgia la naturale attitudine alla velocità, si presenta sul palcoscenico internazionale ai Giochi Panamericani del 1979 conquistando la medaglia di bronzo e l’anno dopo, a Mosca, prende parte ai suoi primi Giochi Olimpici, chiudendo terza sulla distanza doppia che sarà la sua disciplina prediletta, alle spalle della tedesca dell’Est Wockel e della sovietica Bochina.

Proprio con le Olimpiadi Merlene ha un rapporto controverso, vincendo ben nove medaglie in sette partecipazioni ma vedondosi sempre soffiare il metallo più prezioso. A Los Angeles è bronzo su 100 e 200 metri, a Seul nel 1988 è oscurata delle prodezze di Florence Griffith che la relega ai piedi del podio, a Barcellona quattro anni dopo non va oltre il bronzo sui 100 metri mentre veste i panni della grande favorita ad Atlanta 1996. Ma se sui cento metri è beffata per l’inezia di quattro millesimi da una rivale storia come l’americana Gail Devers, sui 200 metri pare imbattibile ma conosce l’onta della rimonta e della sconfitta nel gran giorno di un’altra gazzella di colore, la francese Marie-Jo Perec. E’ bronzo invece in staffetta. A Sidney nel 2000 ha le ultime chances di trionfo ma è solo quarta – poi terza per la squalifica di Marion Jones – nei 100 e argento con la staffetta. Quarantaquattrenne parteciperà con i colori della Slovenia alla sua settima ed ultima Olimpiade ad Atene, trovando spazio in semifinale ma fallendo di poco l’accesso alla finale dei 100 metri.

Il curriculum di questa fuoriclasse delle piste, amabile con le colleghe e sensuale al punto da accattivarsi le simpatie di mezzo mondo e conquistare il cuore di Stefano Tilli, sprinter romano con cui si legherà per alcuni anni, è decisamente migliore nella rassegna Mondiale in cui vince l’oro in staffetta a Tokyo 1991 e infine due successi personali sui 200 metri, Stoccarda 1993 e Goteborg 1995. Dal 1983 al 1997 sale ininterrottamente sul podio sulla doppia distanza, risultato questo vietato a qualunque altra velocista della storia, per un totale di 14 medaglie, a cui si aggiungono 6 medaglie nella kermesse planetaria indoor e un ultimo metallo a Birmingham nel 2003, sui 60 metri, battendo bandiera slovena alla veneranda età di 43 anni. Chiude nel 2012 con la staffetta agli Europei di Helsinki, senza guadagnarsi l’ultima finale ma meritandosi l’ovazione del pubblico finnico per le sue imprese da over-50.

Elegante in corsa, composta nello stile, armonica nella falcata, ha illuminato la scena della velocità mondiale per oltre vent’anni e oggi che il panorama femminile è in attesa di una nuova, grande campionessa – potrebbe essere l’olandese Dafne Schippers -, manca tanto questo esempio di capacità sportiva coniugata alla femminilità.

Ah dimenticavo, 10″74 sui 100 metri e 21″64 sui 200, suoi primati personali, sono tempi che oggi nessuno corre: se non è classe questa…

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