ROLAND-GARROS 1982: WILANDER-VILAS, LA PARTITA SENZA FINE

Wilander in azione - da edition.cnn.com
Wilander in azione – da edition.cnn.com

Dimenticate per un istante il frenetico tennis corri-e-tira di oggi, le cannonate al servizio di picchiatori senza anima e cuore, l’oscena violenza perpetrata ai danni della povera, indifesa pallina gialla. E resettate la macchina del tempo al 6 giugno 1982: era giurassica del tennis, per carità, ed è tutta un’altra faccenda.

La finale del Roland-Garros di quell’anno oppone due giocatori tra i più forti sulla terra degli anni Ottanta: l’argentino Guillermo Vilas e il giovanissimo svedese Mats Wilander, erede designato dell’immenso Borg che si è appena fatto da parte, intrippato d’agonismo e magari impressionato dal nuovo che avanza, ergo il terribile McEnroe. Ma se all’ultimo atto il sudamericano vi giunge senza troppi patemi, e secondo pronostico, liquidando senza perdere set lungo la strada Freyss, Velasco, Avendano, Maurer – mamma che paura! -, l’astro nascente Noah e l’arrotino ispanico Higueras, il biondino scandinavo, neppure diciottenne, tanto meno con l’ausilio dello status di testa di serie, elimina Cortes, Motta, Luna – arimamma che paura! – per poi scardinare a sorpresa il granitico Lendl, liquidare il fragile gioco d’attacco sul rosso del povero Gerulaitis, demolire di resistenza l’altro argentino Clerc.

Sul centrale dell’impianto più famoso di Francia – “le Court Central” per antonomasia -, incrociano la racchetta due tennisti fotocopia: piedi veloci, fiato da maratoneti, concentrazione da monaco tibetano, infallibili da fondocampo, poco propensi ad avvicinare la rete. Quel che partorisce da un simile, insipido cocktail è un logorante ping-pong – il tennis con la T maiuscola è altra cosa – di palleggi e colpi d’attesa da snervare anche il più indefesso appassionato. Già gli attrezzi dell’epoca non aiutano, metteteci poi che la pallina viaggia più lenta di un bradipo, e spesso centimetri abbondanti oltre la rete, e ditemi voi se lo spettacolo che va in onda su quel rettangolo di gioco non sia irrispettoso della sacralità del luogo.

Tant’è, questo è ciò che passa il convento nel 1982 ed allora raccontiamo di Vilas che domina il primo set, 6-1, lasciando prevedere che tornerà a far suo lo Slam transalpino come già fu capace nel 1977. Figurarsi, Wilander è pischello – nell’occasione il più giovane vincitore di un torneo Major, primato che verrà battuto da Chang nel 1989 – ma non fesso, si aggiudica il fondamentale tie-break del secondo set 8-6, gioca da solo il terzo parziale chiuso 6-0, trionfa al quarto 6-4 per le 4ore43minuti di una partita senza fine. Record per record è la finale più lunga della storia parigina, con uno scambio che dura 84 colpi, ma la Coppa del Moschettieri impreziosisce la bacheca dello svedese. Sarà solo la prima di una serie interessante… ma di questo vi parlerò un’altra volta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...