ALEKSANDR BELOV, L’UOMO CHE SCONFISSE GLI IMBATTIBILI USA

La fase decisiva della finale - da sites.google.com
La fase decisiva della finale – da sites.google.com

La parabola sportiva ed esistenziale di Aleksandr Belov, gigante della pallacanestro sovietica con i suoi 2metri 1centimetro, ha toccato le vette più alte ma ha pure conosciuto la tragedia più immane.

Bisogna risalire alle Olimpiadi bavaresi del 1972, quelle macchiate dalla follia omicida di “settembre nero“. La fortissima Unione Sovietica dominatrice in Europa si presenta all’appuntamento con gli imbattibili Stati Uniti – 63 vittorie in 63 precedenti partite a cinque cerchi – per la sfida finale che assegna la medaglia d’oro. Il match ha i contorni dell’epica, con i sovietici trascinati dall’altro Belov, Sergej, sempre avanti nel punteggio e gli americani ad inseguire con la bava alla bocca. Si giunge agli ultimi tre, fatidici secondi di gioco e due tiri liberi di Doug Collins, che sarà un grande in NBA sia da giocatore che da allenatore, per la prima volta regalano il vantaggio agli statunitensi, 50-49. E qui si scatena il caos più totale. Una prima rimessa dal fondo viene interrotta con il coach sovietico impegnato a chiedere time-out, gli arbitri assegnano un secondo da giocare e alla ripresa la palla termina in mano americana. Già gli Stati Uniti festeggiano quando il segretario generale FIBA annulla l’azione, calibra il cronometro a tre secondi e alla terza rimessa la palla giunge tra le mani di Aleksandr Belov – miglior marcatore sovietico del torneo con 14.4 punti a partita – che sulla sirena infila il canestro della vittoria, 51-50, avviando così una pletora di polemiche che si spengeranno solo molti anni dopo.

Aleksandr Belov - da en.wikipedia.org
Aleksandr Belov – da en.wikipedia.org

Belov conobbe gloria sportiva assoluta con lo Spartak Leningrado, con cui vinse il campionato nel 1975 e due Coppe delle Coppe nel 1973 e nel 1975. Con la nazionale dominò gli Europei napoletani del 1969 e quelli germanici del 1971, fu campione del Mondo nel 1974 e bronzo nel 1970, alle Olimpiadi salì anche sul terzo gradino del podio nel 1976 a Montreal. Fu scelto dai New Orleans Jazz al numero 161 del draft NBA del 1975 ma i guai erano dietro l’angolo.

Fu arrestato nel 1976 con l’accusa di contrabbandare jeans americani e nelle temibili carceri del regime trovò la morte a soli 27 anni, il 3 ottobre 1978, ucciso da un tumore cardiaco, l’angiosarcoma. E così il pivottone che aveva fatto piangere gli imbattibili, uno dei cestisti europei più grandi di sempre tanto da essere inserito nel 2007 dalla FIBA nella Hall of Fame, chiuse per sempre quelle ali che a Monaco, in una radiosa sera del 9 settembre 1972, lo avevano avvicinato al Paradiso.

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